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Io e il vento

5 Dic

Intorpidita
in un costante, traballante
sbalzo di
essere.
La paura del non sentirsi
viva.

Disorientata da pesanti,
incatenanti pensieri
che rubano e strappano
quel poco di me che
ancora non so conquistare.

E poi una finestra che sbatte.

Il libeccio che passa,
scuote, schiaffeggia
schiaffi salati.
Il respiro del mare che
chiama.

Le mille battaglie,
le mille cadute.
E poi come sempre io e il vento.

Io e te.
Faccia a faccia.
Insieme, uno solo.

Con la mente
piena di sassi,
di onde, di cielo,
piena di passi, di blu.
Così pienamente leggera
di luce brillante.
Immersa nel tuo ridondante frastuono
testardo, orgoglioso,
maestoso.

Là fuori ti cerco,
mi trovi, ci sei,
ti abbraccio, ti stringo.
Tra i capelli, sulle labbra,
tutto intorno il tuo odore,
il mio odore.
Sei lì, per me, con me, sei mio.
Mi riempo di te,
del sale, del mare,
del soffio di vita
che violento mi fai respirare.

Insieme
io e te,
siamo soli.

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Ragno

29 Nov

In bilico
scoprirsi
su un filo di lana.

Infeltrito il gomitolo
si srotola,
annodandosi con altre
matasse.

Ragnatela a trama
indefinita.
Dilaniata.

Avanzo carponi
filo dopo filo, aggrappandomi,
rallentando di nodo in nodo.
Sanguinante il corpo
per lo stanco strisciare.

Sono un ragno
prigioniero della sua lana.

Scivolo aspettando
che un filo si spezzi.

Sono un ragno,
un piccolo, instabile ragno
che sputa lacrime blu,
che mastica bile dagli occhi.

Dondolo:
per perdere l’equilibrio,
per cadere roteando, libero,
nel vuoto
scomposto.

Sono un ragno
e cado agitandomi.
Rimbalzo su parole
ascoltando pensieri
urlando desiderati sorrisi.

Cado, sognandomi libero
del caldo gomitolo
freddo di ferri,
buio di speranze deluse.

Cado.

Liberarsi

28 Ott

Ruggisce la sensazione
indomabile. Scoppia
e disorienta i
pensieri lenti.

Erutta liberando le
fredde lacrime inquiete
scalpitanti, esuberanti
per poi aggrapparsi alla pura
quiete di un attimo, scalzo.

Totalizzante, disarmante quiete
che placa.

Irrazionale energia esplosa
da un imprigionante luogo
senza accesso
e fuga. Liberata
senza un netto perchè, senza una
chiara scintilla.

Pulsione emotiva
confusa in un branco di luci
così accecanti
ma così difficili da percepire.

Fine

3 Ott

In fondo al pozzo frammenti di specchi
perpetua si diffonde l’eco della caduta.
Intorno al pozzo desideri divelti dal suolo
con rabbia.
Una porta si apre, una luce si spegne.
L’allodola cade a terra
morta.

Intrappolata

16 Set

E’ la finestra aperta sul cielo plumbeo,
il fruscio di tende che tremano e si perdono nel vento.
Un tuono.Una goccia.

Il vuoto

Il suono sordo e
secco che rimbalza
sulla terra arida.

L’abbraccio convulso di una spirale torbida
che intrappola giovani luci.

Scricchiola la mente screpolata, disseccata:
secerne resina
Che incolla e schiaccia ogni tipo di vita.

E’ l’acre odore di lame intrecciate che si sfregano
nel sospiro freddo dell’ombra sogghignante.

Parlami grido soffocato,
togli le mani dalla tua bocca piena di sassi.
Fammi uscire.

Un anno fa..

14 Set

Un anno fa
un’agenda nera. Bianca
da riempire per cercare di
distrarre il vuoto dei giorni inutili,
freddi, opachi,
interminabilmente lenti.

Un anno fa i fuochi
d’artificio. Seduta sopra
i sassi.
Nel buio colori
pungono il cielo scoppiando,
scuotendo un’anima
spenta.

Un anno fa gocce
chimiche.
Liquido amaro per
addolcire i pensieri.
Chiacchiere programmate
per trovare
la voglia di
essere.
Occhi azzurri che seguono,
affiancano, sostengono.
Fendinebbia che svelano:
c’è una via
per uscire da dentro
di me.

Un anno fa
sventrata,
rivoltata fino all’ultima
lacrima.
Persa
in un grigio indomabile,
nauseante silenzio.

Oggi.
Oggi l’agenda é:
riempita.
Girando pagina e poi
pagina
con sempre meno
fatica.

Oggi
sulla spiaggia
i fuochi.
Sorridendo a me stessa
per aver ritrovato i
colori.

Oggi
tanti occhi da poter, da voler
guardare e cercare
per non sentirsi più
sola.

Oggi
dipingo le pareti
di rosa.
Per coprire
le urla, i sospiri,
i lamenti
amalgamati nel bianco
di questa camera stanca.

Oggi
consapevole che si può:
abbattere, frantumare
demolire
il consistente peso incolore,
insapore, inodore
della sofferenza.

Oggi
accesa come un fuoco d’artificio,
scritta come le pagine di un’agenda.

Oggi
sono:
viva.

Esperienze trasferibili

6 Gen

Mi son chiesta in questi ultimi tempi cosa succederebbe se le esperienze fossero trasferibili.

Riuscire a tramandare, a regalare parte delle sensazioni, delle emozioni vissute, per aiutare a non commettere errori, per semplificare la vita a chi, in un determinato momento, si trova aggrovigliato in rovi spinosi.

Parlare con un’amica e reincamminarsi con i suoi racconti su pezzi di strada già percorsi e non riuscire a cederle l’esperienza strappata alle lacrime, ti fanno desiderare di avere a portata di mano un foglio di errori trasferibili, appiccicarglielo in faccia e passarci sopra con la matita.

Sedute sul tappeto come sempre 🙂 Come ai tempi del quadernino. Con qualche anno in più.

Quanto tempo perdiamo a fare gli stessi passi, a girarci indietro quando invece dovremmo dare fuoco a tutto quello che ci sta alle spalle. Quanto ad ascoltare parole, consapevoli che sono giuste, sensate, vere, ma senza riuscire minimamente a tenerle in considerazione.

..forse però l’unico modo per poter poi un giorno dire davvero: “Sono felice” è quello di continuare ad inciampare negli stessi errori di chi si è già rialzato..

Io ultimamente non ho scansato nulla, anche se ero stata avvertita. Ho fatto dei ruzzoloni assurdi, mi sono distrutta ginocchia e gomiti per terra..ma in effetti ora posso dire di avere gli occhi che mi sorridono ..quindi chissà..magari i prossimi occhi felici saranno azzurri

Lo spero tanto.