Fredde mattonelle marroni

23 Set

Quando le parole finiscono
cerco le immagini.
Per salvare quello che resta,
per definire quello che manca.
Scattare per superare.

Seduta per terra
per ritrovare parole
guardo chiodi senza quadri,
lampadine senza luci.

Se cerco non trovo un giorno felice,
insieme, noi tre.

Fotografo per vedere
quello che voglio.
Scrivo per far vivere
quello che c’è.

Corro. Silenziosa. Da piccola a grande
su fredde mattonelle marroni.

Fotografo e scrivo,
scrivo e fotografo
in una casa:
da sempre vuota.

Naftadlina quando era poetessina

8 Ago

Naftadlina ha iniziato a sentire il richiamo della penna grazie al
progetto MOMO, di approccio alla scrittura creativa, con la maestra Mariuccia delle elementari.

Rileggendo le prime poesie scritte in tenera età..

Anno 1995-1996 (aveva 10 anni)

“Affetto”
I pianeti
girano intorno al sole
per essere riscaldati.

“Dolore”

Il cielo
è pieno di api
che pungono le nuvole.

“Fantasia”
Il rosa
dentro uno scrigno sotterrato
in un giardino di alberi.

Data non pervenuta

“Senza titolo”
La paura è
un fuoco spento che
brucia acqua e che
riscalda chi crede in
lui.

Scuole medie (12-13 anni)

“Vita corrosa dal dolore della morte”
E’ sera,
una barca stanca e vecchia si dondola
lentamente sulle acque malate dell’Arno.
Assiste impotente all’agonia dei pesci.
Sguardo perso nel vuoto.
Mente che vaga, uccello migratore.
E poi
una corrente forte la trascina via
guidata dal vento
rimasto immutato nel fluire del tempo.
Osserva la natura che muore
decide di restare lì, non per un solo attimo,
ma per l’eternità.
La sua vita è stata corrosa dal dolore della
morte.
I suoi giochi, le sue risate di giovane barca,
la sua vita trascorsa sull’argenteo
nastro ora s’interrompe.

“Nuove luci e colori” (con questa poesia Naftadlina vinse il terzo premio di poesia su tutta la scuola media)
E’ notte,
lo specchio limpido dell’acqua è animato
da un calmo, lieve vento.
Vele candide come colombe
volano sulla superficie velata del mare
e si fanno cullare da piccole onde.
Si tuffa un subacqueo curioso di mondi sommersi
ma la sua stessa curiosità
spezzerà il filo della breve vita.
Il mare che lui tanto amava
lo trattenne
nel buio più profondo
lo volle con sè.
Lì potrà vedere luci e colori che non ha mai
visto prima.

La sedia a dondolo

7 Giu

Manciate di capelli
sul collo
scivolano via
al passaggio della mano.

Affacciata al terrazzo
guardi oltre.
La sigaretta accesa tra le dita,
pesanti sfuggono
la stanchezza e la paura.

Disarmata.

Si sbriciolano le mura,
crollano nel silenzio.
A piedi nudi nella polvere
i passi suonano vuoti.

Allargo le braccia,
guardo negli occhi il mare.
Chiedo di esplodere
nel sale,
dispersa dal vento.

E poi la rabbia.
Per difendere te,
per difendere me.
Una forza che si impone
violenta
e prosciuga.

Tra le tue braccia,
in fasce,
mi faccio cullare.
La sedia a dondolo:
avanti e indietro,
avanti e indietro…

…addormentati

Io e il vento

5 Dic

Intorpidita
in un costante, traballante
sbalzo di
essere.
La paura del non sentirsi
viva.

Disorientata da pesanti,
incatenanti pensieri
che rubano e strappano
quel poco di me che
ancora non so conquistare.

E poi una finestra che sbatte.

Il libeccio che passa,
scuote, schiaffeggia
schiaffi salati.
Il respiro del mare che
chiama.

Le mille battaglie,
le mille cadute.
E poi come sempre io e il vento.

Io e te.
Faccia a faccia.
Insieme, uno solo.

Con la mente
piena di sassi,
di onde, di cielo,
piena di passi, di blu.
Così pienamente leggera
di luce brillante.
Immersa nel tuo ridondante frastuono
testardo, orgoglioso,
maestoso.

Là fuori ti cerco,
mi trovi, ci sei,
ti abbraccio, ti stringo.
Tra i capelli, sulle labbra,
tutto intorno il tuo odore,
il mio odore.
Sei lì, per me, con me, sei mio.
Mi riempo di te,
del sale, del mare,
del soffio di vita
che violento mi fai respirare.

Insieme
io e te,
siamo soli.

Ragno

29 Nov

In bilico
scoprirsi
su un filo di lana.

Infeltrito il gomitolo
si srotola,
annodandosi con altre
matasse.

Ragnatela a trama
indefinita.
Dilaniata.

Avanzo carponi
filo dopo filo, aggrappandomi,
rallentando di nodo in nodo.
Sanguinante il corpo
per lo stanco strisciare.

Sono un ragno
prigioniero della sua lana.

Scivolo aspettando
che un filo si spezzi.

Sono un ragno,
un piccolo, instabile ragno
che sputa lacrime blu,
che mastica bile dagli occhi.

Dondolo:
per perdere l’equilibrio,
per cadere roteando, libero,
nel vuoto
scomposto.

Sono un ragno
e cado agitandomi.
Rimbalzo su parole
ascoltando pensieri
urlando desiderati sorrisi.

Cado, sognandomi libero
del caldo gomitolo
freddo di ferri,
buio di speranze deluse.

Cado.

Liberarsi

28 Ott

Ruggisce la sensazione
indomabile. Scoppia
e disorienta i
pensieri lenti.

Erutta liberando le
fredde lacrime inquiete
scalpitanti, esuberanti
per poi aggrapparsi alla pura
quiete di un attimo, scalzo.

Totalizzante, disarmante quiete
che placa.

Irrazionale energia esplosa
da un imprigionante luogo
senza accesso
e fuga. Liberata
senza un netto perchè, senza una
chiara scintilla.

Pulsione emotiva
confusa in un branco di luci
così accecanti
ma così difficili da percepire.

Fine

3 Ott

In fondo al pozzo frammenti di specchi
perpetua si diffonde l’eco della caduta.
Intorno al pozzo desideri divelti dal suolo
con rabbia.
Una porta si apre, una luce si spegne.
L’allodola cade a terra
morta.