D come Nonna

2 Giu

E’ come un barattolo chiuso che contiene tante lucciole che si agitano e brillano ad intermittenza. Ad un certo punto, il barattolo si rompe e le lucciole scappano. Ecco è così che mi succede quando, per caso, in un attimo, si concretizzano i mille pensieri che avevano brillato nei giorni precedenti. Il vetro scoppia e le sensazioni, le riflessioni –lucciola si fanno strada tra i vicoli della mia mente e volano fuori, assumendo una forma che vuole essere incisa, con contorni netti, nella memoria.

Di solito mi succede all’aperto, quando guardo un albero, quando sento il calore del sole sulla pelle, quando una brezzolina mi si infila nei capelli. Lì realizzo che ho qualcosa da dire, che c’è qualcosa che vuole uscire. Ed inizio a elaborare, a dare un senso generale a quella massa informe di emozioni che sono prepotentemente volute venire allo scoperto.

Oggi ero in macchina, tornavo dalla casa di riposo dove abita la mia nonna. Guidavo, il finestrino  del passeggero aperto, gli alberi tutti intorno, respirando un accenno di primavera che tarda a farsi avanti. Una lucciola ha bussato, il barattolo si è rotto.

Essere donna. Quand’è che avviene il passaggio che da ragazza ti trasforma in donna? C’è una tappa, un momento, un episodio cruciale che cambia tutto? Un giorno ti svegli e ti senti donna? Cresci gradualmente e senza accorgertene, chi ti guarda, non ti vede più come una bambina ma come un’adulta?

Forse il primo amore, la prima delusione, fare la lavatrice per la prima volta, finire di studiare, il primo stipendio, andare a vivere da sola. Non lo so, fatto sta che se penso a come mi sento, ancora non credo di essere donna. Ho provato tutto, amore, dolore, delusione, ho raggiunto tante tappe importanti, ma ancora non mi sento donna.

Guardavo nonna negli occhi, dei profondi occhi marroni. E non c’è dubbio, lei è una donna, una vera donna, e non perché, dato che ha 83 anni, non può essere più una ragazza. Ma perché dentro quegli occhi c’è una vita, una vita vissuta sempre a testa alta, sopportando dolori, delusioni, avversità di ogni genere, senza scordarsi mai un sorriso per gli altri. Un’apertura alla vita totale, senza lasciarsi intimidire, pronta a rispondere con forza a qualsiasi cosa potesse capitare.

La mia nonna. Che mi ha cresciuto con un amore immenso. Cercando di farmi capire giorno per giorno come affrontare quello che capitava. Mi ha insegnato ad attraversare la strada. Mi faceva addormentare nel lettone raccontandomi che il Mago Sabbiolino sarebbe venuto a cospargermi gli occhi di sabbia incantata. Quando ero arrabbiata, mi faceva sfogare, mi metteva davanti un cuscino dicendomi che potevo picchiarlo e dirgli tutte le parolacce che volevo. Facevamo il gioco dei cinque sensi. Mi bendava e dovevo riconoscere gli oggetti che mi passava soltanto toccandoli e annusandoli. Una grande passione per i fiori, soprattutto i gerani. “I fiori sentono se li ami”. Sapeva fare tutto. Le lasagne erano spettacolari! Mi cuciva i vestiti di carnevale, stirava anche i calzini. Wonder woman!

Aveva i suoi difetti eh! Tante volte non la sopportavo, chiacchierava troppo! E a voce alta, quasi urlando. Le cose dovevano essere fatte come voleva lei sennò non andavano bene, a volte si inventava le cose, anzi, reinterpretava la realtà. Povero nonno, una pazienza infinita per starle accanto una vita intera! Ahah! Ma che donna la mia nonna!

A volte mi capita di ricordarla seduta sul divano. Con il braccio sul bracciolo della poltrona che le era di fianco, tenendo la mano di nonno Aldo. La mia famiglia.  L’unico esempio stretto di solidità e amore che ho avuto la fortuna di osservare da vicino. Se ne dicevano di tutti i colori! Ma erano sempre lì, insieme.

E scrivendo queste parole mi viene il nodo alla gola. Ma non perché sono triste, perché ho nostalgia. Sono felice di aver vissuto la mia intera infanzia con i nonni. E mi rimprovero di non aver saputo apprezzare la loro compagnia nell’adolescenza.

Ora, ogni volta che vado alla casa di riposo, vedo un’immagine sbiadita di quella che era la mia nonna. Una sagoma che piano piano perde i contorni (anche i denti) sfumando in un’indefinita assenza. Prigioniera di un labirinto inaccessibile, privato: della sua mente. Della nonna Antonietta però resta sempre il cuore, un cuore grande, e gli occhi che, seppur velati, mi riproiettano, ogni volta che li guardo, nel nostro dolce mondo di giochi.

Per nonna oggi è Natale…e se provo a spiegarle che è giugno si arrabbia tantissimo…Allora buon Natale nonna! Spero un giorno di diventare una donna forte, buona e onesta come lo sei stata e come lo sei ogni giorno che passa. Per ora ti posso soltanto dire che spesso mi capita di riconoscere in alcuni miei atteggiamenti, in alcune mie movenze, i tuoi modi di fare, e questo mi rende tanto felice ed orgogliosa.

Sono la tua pianta preferita di gerani che hai curato negli anni con tanto amore e che, prima o poi, sboccerà diventando una donna. Aspettando quel momento, ti terrò a braccetto, restituendo sicurezza ai tuoi passi e, questa volta, sarò io ad insegnarti ad attraversare la strada.

La tua Briciolina d’Oro

Lara

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